Relitti e monumenti del passato si insinuano nelle pieghe di una lunga tunica blu: il Mediterraneo che, prendendo forme
e nomi diversi, cinge le coste dell’Italia.
La nostra penisola, collocata al centro di quest’oceano in miniatura, rappresenta un casus studi del rapporto plurimillenario dell’uomo con il mare.
Le testimonianze di questo rapporto sono in parte disperse ed ancora conservate nel mare che gli antichi chiamavano simbolicamente Mare Nostrum, con un senso di conquista più che di affezione, frutto di viaggi perigliosi segnati
da tanti naufragi, ma anche da scoperte ed arrivi in terre straniere e sconosciute.
Attraverso il viaggio per mare, nel corso dei secoli, si diffondono materie prime, prodotti finiti, conoscenze, costumi
e persone, e nello stesso tempo l’esperienza diretta sviluppa e perfeziona l’arte dell’“andare per mare”
e la tecnologia navale.
Per ricomporre il quadro storico di questo peregrinare, l’archeologica subacquea ha dovuto sviluppare metodologie
e strumentazioni in grado di scandagliare il mare fino nel profondo.
Corpi lignei e scafi di ferro di navigli affondati, antichi carichi commerciali, strutture sommerse di porti, peschiere e città: sprazzi di storia restituiti alla memoria collettiva grazie alla moderna scienza archeologica subacquea.

L’Italia, con oltre 7000 km di coste ed una posizione centrale nel bacino del Mediterraneo, conserva nelle sue acque
un ingente patrimonio archeologico sommerso, a testimonianza del ruolo fondamentale di crocevia per le rotte
che nel corso dei secoli hanno collegato l'oriente e l'occidente di questo mare ed i tre continenti che su di esso si affacciano.
Negli ultimi vent’anni, il progresso dell’equipaggiamento e delle tecniche di immersione, che ha favorito l’incremento
del numero dei subacquei sportivi ed il raggiungimento di profondità sempre maggiori, ha reso ancora più accessibile
ed a rischio questo patrimonio.
Per far fronte al problema, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in linea con la Convenzione Unesco di Parigi,
che stabilisce norme e regole per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso, dal 2004
ha avviato il Progetto Archeomar. Un Progetto di censimento di tutti i siti archeologici subacquei lungo le coste
delle regioni italiane, che ad oggi ha riguardato Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio e Toscana. Il risultato di questa ricerca è una carta archeologica delle acque italiane, realizzata con la consapevolezza che la catalogazione e la conoscenza
di quanto ancora conservato sul fondo marino rappresentano l’unico strumento per la corretta gestione e salvaguardia
dei beni sommersi.
L’applicazione di tecnologie proprie dell’oceanografia e lo sviluppo di strumentazioni e etodologie specifiche per la moderna archeologia subacquea, attuati nel corso del progetto, costituiscono oggi il mezzo attraverso il quale vincere la sfida
di trasmettere ai posteri questo straordinario patrimonio.